PostHeaderIcon AGILITY DOG: Addestramento, Sport e stress...

 

 

Vieni hop, vai hop, pallina...o molto di più?

Solitamente approfondisco le cose da più punti di vista prima di dare una mia opinione, ma otto anni fà, quando mi avvicinai alla preparazione dei cani per l’Agility dog, non avrei mai immaginato che ancora oggi avessi molto da imparare, sia dai colleghi più esperti, sia dai nostri amici cani che, sicuramente in modo chiaro ed “economico”, insegnano molto a coloro che leggono e comprendono il loro linguaggio.

Oggi, possiamo suddividere la disciplina cinofila dell’Agility dog in attività ludico/amatoriale ed agonistica.

Questa distinzione è essenziale per meglio approcciarsi con questa attività sia dal punto di vista descrittivo, che per valutare bene l’impegno psicofisico del cane, con le relative ripercussioni sul suo comportamento.

Importante, sempre e comunque, rispettare i tempi di maturazione fisica del cane, prima di sottoporlo a sessioni di allenamento prolungate e dal contenuto tecnico elevato. In questo articolo cercherò di valutare, anche, la disciplina dal punto di vista psichico.

Appassionato da sempre dal mondo dei canidi più comuni, ho avuto la fortuna di poter lavorare e contemporaneamente studiare il loro comportamento e sono sempre emozionato nel vederli consumare le loro pulsioni, ed esaltare le caratteristiche delle varie razze selezionate.

La mia curiosità mi ha portato a voler dimostrare, o meglio, indagare, l’effetto che tale disciplina cinofila ha sui nostri amici a quattro zampe, precisando che l’Agility non viene svolta dal cane a seguito di una selezione durata decenni, come per la caccia, la guardia o la pastorizia.

Sicuramente alcuni non saranno d’accordo con questa mia ultima affermazione, ma converranno con me, che “non è la stessa cosa”.

La mia riflessione non è volta a criticare in alcun modo, la pratica dell’Agility dog, ma ad aumentare la professionalità degli educatori cinofili che se ne occupano, avendo la sensazione che troppi si avvicinino alla disciplina in modo superficiale e spesso improvvisato, contribuendo a rendere il tutto ancora più difficile per il cane…e non solo.

Confermando il fatto che dal punto di vista fisico la disciplina impegna l’animale in modo notevole, aggiungo che le metodiche di addestramento e la tecnicità del percorso, devono essere adeguate al soggetto ed al grado di allenamento raggiunto.

Quanto fin ora detto, può non essere così facile e, fatico a conciliare la scienza veterinaria e l’addestramento in agility; sono però dell’idea che andando caso per caso una soluzione nel rispetto psicofisico del cane, ci sia sempre.

Dopo un consulto con altri colleghi Educatori, ho deciso di lavorare sempre un cane alla volta, evitando le lezioni di gruppo, salvo particolari eccezioni formative.

Questo tipo di metodo è quello che più mi sento di consigliare, in quanto permette più facilmente di conoscere il cane e leggere alcune sfumature del suo carattere.

Per questo motivo, se si decide di prendere un cane e ci si reca in un centro cinofilo, si deve valutare ogni singolo parametro qualitativo offerto, e non rechiamoci solo per risolvere i problemi del cane (ammesso che sia il cane poi ad averli…!), ma per cercare di migliorare la sua gestione, e soddisfare prima di tutto le sue esigenze di cane.

I proprietari si devono fidare solo di educatori cinofili qualificati, che devono valutare il binomio e scegliere sempre la giusta attività per poterne migliorare la relazione, e snellire la gestione quotidiana dell’animale.

Questo obiettivo è senza dubbio di elevato valore per l’interazione uomo-animale ma spesso collide con le aspettative del proprietario, o semplicemente è difficile da raggiungere, se non con la scelta di una attività appropriata in cui il binomio potrà raggiungere la giusta gratificazione.

L’Agility dog può essere molto efficace per migliorare molteplici aspetti comportamentali e di gestione del cane, ma non è la “soluzione a tutti i mali”.

Spesso accade che al campo arrivino proprietari capaci con cani difficili, proprietari in difficoltà con cani potenzialmente eccezionali; come ci comportiamo?

Il mio pensiero può essere riassunto così: quanto deve lavorare un cane per ottenere quello che desidera il proprietario se non è adatto a quella disciplina? O meglio, quanto frustante deve essere per un proprietario non riuscire a tenere il passo del proprio cane? E ancora…quanto, se questo avvenisse, logora un rapporto invece che rafforzarlo? Quanto è giusto far sopportare al cane le mancanze di un conduttore?

Ci sono realtà da pochi conosciute, da molti ignorate, e da altri magari intuite, ma non concretizzate, “esiste lo stress nel cane!”, “Esiste lo stress nel cane in addestramento, come si può riconoscere e sfruttarlo al meglio, senza mai creare disagio al cane ?”

C’è una quota di stress per ogni attività svolta dal cane, dalla passeggiata, all’intervento chirurgico, allo shock; ed il cane deve spendere energie proporzionalmente più grandi per superare questi eventi.

In funzione della quota di riserve a cui l’animale deve far ricorso, possiamo suddividere lo stress in: eustress, overstress e distress.

Questa differenziazione mette in relazione l’omeostasi del soggetto, con il superamento della situazione stressante, in sostanza se l’animale supera o meno l’evento, senza turbare i normali processi biologici.

Con uno studio effettuato nell’arco della stagione agonistica, (in collaborazione con le facoltà di Medicina Veterinaria dell’ Università di Camerino e di Bologna) abbiamo monitorato le varie fasi di addestramento e di allenamento per le competizioni di Agility dog, servendoci di una metodica da poco perfezionata basata sull’analisi del cortisolo nel pelo del cane (uno degli ormoni principe della risposta agli eventi stressanti).

Dallo studio è emerso (dati ancora non pubblicati) che l’attività di Agility dog stimola l’organismo a produrre concentrazioni significativamente maggiori di cortisolo nel pelo, rispetto ai cani non addestrati.

Di certo ciò non afferma che si tratti di uno stress nocivo per l’animale (distress), ma che tale attività lo sottopone ad un adattamento delle sue funzioni (eustress), maggiormente nelle fasi dell’apprendimento dei singoli esercizi e delle prime esperienze in percorsi completi.

Accertato questo, dal punto di vista addestrativo devo aggiungere che se il cane viene condotto da una persona poco esperta e discontinua, la situazione potrebbe essere diversa, se non del tutto negativa se si utilizzano metodi coercitivi.

I risultati dello studio vanno interpretati sfruttandoli a nostro favore, valutando caso per caso, se il binomio è un buon candidato per essere inserito in un corso di Agility.

Non è detto, quindi, che tutti i binomi superata la fase di educazione di base intraprendano questa disciplina.

E’ altrettanto vero che se intendiamo avvicinarci a questa disciplina, dobbiamo rivolgerci all’educatore prima dell’acquisto del cucciolo, in modo da scegliere insieme la razza più adatta al proprietario che vuole svolgere questa attività, ed attenzione…non più adatta alla disciplina!

Alla luce di quanto detto, dobbiamo rivalutare la funzione dello stress in addestramento, in quanto, un buon educatore deve sapere che lavorando vicino alla soglia di stress dell’animale si possono ottenere i migliori risultati.

E’ però molto difficile individuare quella sottile linea ed è molto deleterio per il cane e per la performance in generale, superare il carico di lavoro ottimale.

Molto importante diviene allora il saper individuare i sintomi di un eccesso di lavoro sia fisico, e soprattutto mentale, durante le sessioni di lavoro, saperli prevedere per non arrivare a certi livelli di stress, ma fermarsi sempre un momento prima.

Un altro problema emergente, associato alla scelta dei candidati al corso di Agility dog effettuata in modo troppo semplicistico, è quella delle stereotipie associate all’interruzione di tale attività; ambito molto interessante e spesso di pertinenza dei rieducatori e dei medici veterinari comportamentalisti, che hanno descritto una nutrita casistica in merito.

La stereotipia da costrizione è il risultato di un adattamento delle funzioni organiche durante la pratica dell’Agility dog, avvenuto negli anni, a volte solo nei mesi di allenamento, che improvvisamente, all’interruzione dell’attività espone il cane ad un elevato livello di stress.

L’argomento, come si può immaginare, dà il via a numerose precisazioni e approfondimenti, che ogni interessato dovrà necessariamente intraprendere.

Auspico nell’ elevata e dinamica professionalità degli educatori e di chi si occupa di cinofilia tutta, sperando che essi siano sempre aperti alle nuove teorie sull’addestramento e siano punto di riferimento e diffusione di una cultura cinofila degna dell’affetto che da sempre il cane ci riserva.

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